NON SERVONO PAROLE SOTTO IL FILO DELL’ACQUA

La storia
Un ragazzo per alleviare un problema alla schiena va in piscina, ma senza troppa voglia. Lo spazio muto e anonimo della vasca si accende ai suoi occhi all’ingresso di una ragazza dall’aspetto tonico e atletico. I due, piano piano, si avvicinano e scambiano sguardi e movimenti silenti che annodano un legame invisibile. Ogni mercoledì la piscina diventa il luogo di un appuntamento tra due giovani soli e – si intuisce, feriti dalla vita. Lei insegna a lui le tecniche utili a muoversi nell’acqua nel modo migliore. Lui impara. E ogni settimana aspetta. L’acqua verde chiaro è la materia che nutre il rapporto speciale.
A chi?
A chi fa nuoto e a chi vuole impararlo e sa che il corpo in acqua ha un linguaggio che nessuna parola sa dire.
Perchè?
Per immergere il proprio corpo in una piscina verde acqua che avvolge la pelle e fa avvertire l’ intimità di un legame fatto di scambi chimici più che di parole, di pulsazioni al cloro, più che di pensieri.
Lo stile
Tratti leggeri e colori pastello disegnano i corpi dei due protagonisti che dialogano con l’acqua provocando un’immersione percettiva tridimensionale.
Da leggere
Per assorbire una storia che narra di un legame che scivola sotto l’acqua e lascia il gusto deciso del cloro

Immagine di Il gusto del cloro di Bastian Vivès, utilizzata a scopo di critica e di discussione.
